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Stacanovisti! Qual’ è la vostra miniera?/ Workaholic: The New Lifestyle

December 10, 2018

Aleksej Stachanov ha creato uno stile di vita.

Una persona “stacanovista” è molto operosa nella sua attività di lavoro, svolge con scrupolo il suo compito e si sottopone a ritmi di lavoro molto serrati. Ma cosa spinge alcuni lavoratori a dedicare molto tempo al lavoro? E’ forse la crisi economica che ha spinto ad essere più produttivi nel tentativo di evitare il licenziamento oppure si vuole andare oltre le richieste professionali nel tentativo di appagare uno scopo carrieristico? Maniaci del lavoro si nasce o si diventa?

Alcune aziende, per sostenere i costi, sovraccaricano le risorse già esistenti. Così ci sono dei lavoratori che sostengono dei ritmi di lavoro elevati per non rimanere indietro e per avere la possibilità di fare carriera. Il rischio maggiore di finire nella dipendenza da lavoro riguarda più i liberi professionisti, piuttosto che i lavoratori dipendenti. Si può quasi definire una trappola per il successo che assorbe le persone in un circolo continuo di richieste, prestazioni e livelli di difficoltà sempre più elevati per dimostrare a se stessi, ma soprattutto agli altri, la propria bravura e competenza.

La parola “stacanovista”, attualmente, è sostituita con il termine workaholic. Il workaholism, o work addiction, è stato introdotto da Oates per indicare il bisogno di lavorare incessantemente, tanto da essere definita una vera e propria dipendenza.

 

Lavorare è un comportamento che può avere la funzione di procurare piacere, ma se si esagera e si perde il controllo alcune volte ci si abbandona a questo piacere persistente per alleviare un malessere interiore. Successivamente, esso si caratterizza per un costante fallimento del suo controllo e per la sua persistenza, a dispetto delle conseguenze negative che produce.

Bisogna andarci molto cauti perchè l’ossessione da lavoro è spesso sottovalutata. In molti casi coloro che ne soffrono, ma anche chi vive insieme a loro a partire delle famiglie, non se ne accorgono nemmeno. Più si lavora e meglio è, ecco perchè questo tipo di dipendenza non viene facilmente riconosciuta, quanto “condivisa ed apprezzata” a livello sociale.

 

 

Il “workaholic è una persona il cui bisogno di lavorare è talmente eccessivo da creare notevoli disagi e interferenze nello stato di salute, nella felicità personale, nelle relazioni personali e nel suo funzionamento sociale” così sostiene Oates. In questo caso, il soggetto cerca di alleviare sentimenti di ansia, vuoto e bassa autostima dedicando tutto il suo tempo ed energie alla sfera lavorativa. Da qui la sensazione di “valere molto” derivante dal “fare molto”.

La dipendenza da lavoro (work addiction) può essere anche un tentativo di evasione da un disagio relazionale, familiare o da un senso di vuoto interiore. Il lavoro, in questi casi, diventa come un vizio incorreggibile che aiuta a non pensare alle nostre problematiche esistenziali e familiari e quindi un’abitudine radicata che fa guadagnare ed ottenere un consenso a livello sociale. Nella nostra società, il comportamento del lavoratore dipendente viene premiato a differenza di altri tipi di dipendenze che tendono a emarginare le persone che ne sono colpita, in quanto produttivo, ma si corre il rischio di idealizzare troppo il lavoro a scapito delle altre componenti della vita sociale e relazionale connesse al tempo libero e al relax, che vengono sempre più viste come un impedimento per raggiungere quel piacere che solo l’affermazione dell’identità lavorativa può assegnare. La work addiction viene percepita come la forma “socialmente più accettabile di dipendenza“.

Anche per questo motivo, viene sottovalutata e, purtroppo, riconosciuta con difficoltà. E’ proprio vero che l’individuo viene sempre più definito per quello che fa, più che in base a ciò che è. Il fare e il lavoro divengono parte integrante della nostra identità e meccanismi di approvazione sociale.

Si potrebbe riassumere così il dilemma di chi lavora: “Per avere un buon tenore di vita bisogna guadagnare un buon salario. Per guadagnare un buon salario non puoi avere una vita”.

 

Siamo un po’ tutti Stachanov?

 

 

 

Workaholic: The New Lifestyle 

Aleksej Stachanov created a lifestyle.

A Stakhanovite person is very industrious at work, scrupulously fulfilling his tasks and undergoing the demands of the workplace. What is it that makes one a workaholic? Is it the economic crisis that has pushed us to be more productive or is it a cry for help in attempt to be the best? Are workaholics born that way or do they learn it through their environment? Some companies, in order to support costs, overload their workers . Some workers are building a career and will go to any length to support said career. The greatest risk of ending up with additional work is through freelance work rather than being a ‘worker bee. You can almost define a trap for success as, ‘A  that absorbs people in a continuous circle of requests, performances and levels of difficulty higher and higher to be able to demonstrate to themselves and others, their skill and competence. The word stakhanovite is currently replaced by the term workaholic. Workaholism, or work addiction, was introduced by Oates to indicate the need to work incessantly, so much so as to be defined as a real addiction.

Working is a behavior that can have the function of providing pleasure, but if you exacerbate your workload and lose control, sometimes you are arranged  by a persistent need to alleviate your inner malaise. Subsequently, it is characterized by a constant failure to control it. In spite of the negative consequences it produces. We must proceed very cautiously because the obsession with work is often underestimated. In many cases those who suffer from it, but also those who live with it and their families, do not even notice it. Often, this type of dependence is not easily recognized, as "shared and appreciated" on a social level.

 

The "workaholic is a person whose need to work is so excessive that it creates considerable discomfort and interferes with his/her health, personal happiness, personal relationships and social interactions ", says Oates. In this case, the whole subject tries to alleviate feelings of anxiety, emptiness and low self-esteem, dedicating all his time and energy to the work sphere. Hence the feeling of "worth a lot" deriving from "doing a lot".Work addiction can also be an attempt to escape from a relational, family discomfort or a sense of inner emptiness. In these cases, wo to what he is. Doing and working become an integral part of our identity and social approval.

Someone summarized the dilemma of those who work: "To have a good standard of living, you need to earn a good salary. Your life can not be consumed with earning

 a good wage ".

 

Are we all Stachanov?

 

 

 

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