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Lo shock vien viaggiando/Expat Lifecycle

October 29, 2018

Quale pensate sia il primo problema che i nuovi arrivati in Cina possono riscontrare? Quale secondo voi è la difficoltà più grande nel dover lasciare il proprio paese d’origine?

La diversità della cultura è qualcosa che può affascinare, ma quando si deve cambiare o smussare i lati della propria, diventa un discorso più complesso e per alcuni può essere un vero shock.

Decidere di cambiare la propria vita, può essere legato a diverse motivazioni: seguire il partner, trovare un nuovo lavoro, ampliare la propria formazione studio o partire all’avventura...

 

Così, con una borsa di ansia e un trolley di eccitazione, ci si organizza per una nuova scoperta! La prima fase è molto emozionante e ansiogena allo stesso tempo perché bisogna preparare le valige e anche noi stessi; sono tanti i dubbi che possono distogliere la nostra attenzione dalla nostra partenza, ma niente è più stuzzicante di ciò che ci aspetta al di là della soglia di casa. Quindi, si spazzano via dubbi e incertezze e si parteeee!!!!

 

Quando, finalmente arriviamo a destinazione, ci sentiamo per il primo periodo in una sorta di "Luna di Miele", dove tutto è stupendo, viaggiamo intorno alla città che ci ospita incuriositi come se stessimo affrontando un primo appuntamento e ci sembra di aver fatto la miglior scelta della nostra vita!

Quando iniziamo però a fare i conti con la routine e capire che le nostre vecchie abitudini devono un po’ cambiare per riuscire a integrarsi in uno spazio vitale che non è mai stato il nostro, iniziamo ad avere i primi dubbi sulla decisione che abbiamo preso.

 

La frustrazione per la lingua, il cibo, ottenere il visto di lavoro, riuscire a trovare una casa che rispetti i nostri parametri, tutto intorno a noi inizia a farci sentire fuori luogo.

Se durante la luna di miele volevamo urlare al mondo che non eravamo mai stati meglio, in questa fase, dove ci sentiamo abbastanza turbati nel confrontarci con la cultura locale, il nostro dubbio è se veramente abbiamo fatto la scelta giusta.

Questo periodo è chiamato Shock Culturale ed è la fase più delicata del ciclo vitale di un espatriato ed è proprio in questa fase che la maggior parte delle persone ritorna nel proprio paese d’origine perché non si sente a proprio agio.

 

Come ogni periodo di transizione, in cui ci si sente un po’ persi, s’inizia lentamente a diventare molto più confidenti con le persone intorno a noi, il cibo poi non è così male, la comunicazione è sempre difficile, ma abbiamo trovato un modo per essere compresi. Iniziamo così a sentirci più a casa.

 

Come ogni ciclo vitale, anche quello dell’espatriato ha un inizio, ma anche una fine con un biglietto di ritorno. In questo caso ci si deve riadattare a una condizione che a noi dovrebbe essere più familiare, ma non è proprio così.

 

Tornando alle nostre origini, anche se niente è cambiato nel nostro paese, avendo modificato le nostre abitudini, dovremmo nuovamente adattarci a uno stile di vita che ci sta un po’ stretto e ci sembra poco stimolante rispetto a quello che abbiamo lasciato.

 

Naturalmente ogni fase è soggettiva e può seguire più o meno quest’ordine, proprio per questo, bisogna ricordarsi sempre che una volta arrivati a destinazione o quando si rientra nel paese d’origine, dobbiamo cercare da subito di crearci degli stimoli e interessi personali che faciliteranno l’arduo compito di sentirci fuori luogo.

 

D'altronde, porsi la domanda “cosa vuol dire sentirsi a casa?” potrebbe aiutarci nel compito di capire che cosa effettivamente ci far star bene.

 

 

 

Expat Lifecycle

What do you think is the first problem that newcomers to China have? What do you think is the greatest difficulty in having to leave your home country?

The diversity in culture is something that can fascinate, but when you must change or smooth the sides of your own life, it becomes a little more complicated, and for some, it can be a real culture shock. Deciding to change your life, can be for many reasons: following a partner, finding a new job, expanding your study/education or even starting a new adventure altogether... 

So, with a bag of anxiety and a trolley of excitement, we organized this journey into various phases! The first phase is very exciting and anxiety-provoking at the same time because you have to prepare the suitcases as well as yourself. There are many doubts that can divert our attention away from our departure, but nothing seems more tantalizing than what awaits us beyond the threshold of our own home. So, you sweep away the doubts and uncertainties and you’re readyyyyyy!!!!

 

When we finally arrive at the destination, we feel as if we are in the "honeymoon phase", where everything is wonderful. We travel around the city intrigued, as if we were facing a first date, and it seems that we’ve made the best choice in our lives!

But, when we start to deal with the routines that inevitably come alongside each and every day, we understand more.  Often, our old habits emerge again and we must either change them or integrate them into our new lives. This living space, that has never been ours, begins to shape the initial doubts about the big decision we have made.

 

We are now in another phase. It is here that frustration with the language, the food, getting the work visa, being able to find a house that respects our parameters, everything around us starts to make us feel out of place.

If during the honeymoon we wanted to shout to the world that we had never been better, at this stage, where we feel quite shocked when confronting the local culture, our doubt is whether we really made the right choice.

This period is called “Culture Shock” and is the most delicate step of the life cycle of an expatriate and it is at this stage that most people return to their country of origin because they do not feel comfortable.

 

But, like any transition period, in which you feel a bit lost, you slowly start to become more confident with the people around you, the food doesn’t taste so bad, communication is always difficult, but we’ve found a way to be understood. Even that little annoyances seem to have found a way to sort themselves out. So, we start feeling more at home.

 

Like every life cycle, even that of the expatriate has a beginning, but also an expiration date. 

In this case, we attempt to familiarize our surroundings with those that we know. We may buy a pet or even find a partner.

We’ve adapted, but have we?

Of all the situations that have caused this emotional and physical stress attempting to conform to a new culture, returning to our origins can often be the most distressing.  Despite how we use the many tools at our disposal, we have changed. Our habits, and therefore ourselves have had to adapt to a lifestyle that is a bit too rigid, and it often does not seem stimulating to us compared to what we have left behind. This phase may be us to again pack up and travel or perhaps find and use the changes we have made in ourselves to live a better life.

 

We must always remember that once you arrive at your destination or when you return to your country of origin, we must immediately try to create personal stimuli and interests that will facilitate the challenging task of feeling out of place. Additionally, asking yourself, "What does it mean to feel at home?" may help us in the task of understanding this multi-phased quagmire.

My advice is to ask yourself, “What makes you feel good, happy and truly at home,” and the answer may be closer than you think.

 

 

 

 

 

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