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Alessandro Cormio e l’avventura di una vita/ The adventurous life of Alessandro Cormio

June 22, 2018

“Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”, senz’altro Alessandro Cormio deve avere preso alla lettera questa massima di vita di Socrate: 544 giorni, 211 letti,13 bus notturni, 19 treni (di cui 7 notturni),521 auto, 29 camion, 3 trattori, 30 trasporti in moto / tuktuks, 21 barche,2 ambulanze, 5 auto della polizia, 14 bici, 20 nazioni + 2 aree speciali

Circa 30.000km...

 

Questi sono solo alcuni numeri dell’avventura di Alessandro Cormio, 30 anni, di origini partenopee, trasferitosi a Milano prima per studio e poi per lavoro; da due anni a questa parte protagonista di una “vita da nomade” tra l’Europa e l’Asia.

 

 Alessandro aveva la sua vita e il suo buon lavoro a Milano, ma gli mancava qualcosa, aveva voglia di un’avventura, un viaggio alla scoperta della vita, perché sì è di “viaggio che parliamo e non di vacanza” come specifica Alessandro: e da qui nasce la sua idea di viaggio organizzato con un budget contenuto, una vera e propria avventura in autostop che lo porterà dall’Italia a Timor Leste (East Timor), fino a tornare poi in Cina e a fermarsi a Shenzhen, dove attualmente vive e lavora, l’ultima tappa del suo viaggio in solitaria.

 

Rileggendo la lista dei numeri mandatami da Alessandro, subito mi salta agli occhi un dettaglio “due ambulanze??”

 

A: Sì, ero per strada con il pollice all’infuori e si sono fermati per darmi un passaggio. Gentili come del resto tutte le persone che ho conosciuto in questo percorso.

Prima di partire in molti hanno provato a dissuadermi, ma io sono un ottimista e credo che esista solo un 1% di “persone cattive” al mondo, beh sono stato così fortunato da imbattermi solo nel restante 99% durante il mio viaggio!

 

P: L’autostop nell’immaginario collettivo è si avventuroso, ma anche pericoloso...Hai avuto brutte esperienze a tal proposito?”

 

A:  E’ vero l’autostop ha questa fama, ma ti dirò in due anni non ho mai avuto alcun tipo di brutta avventura e sono sicuro che non si tratti solo di un caso. Ho incontrato anche altri viaggiatori (anche ragazze in solitaria, specialmente in Cina) che come me si muovevano zaino in spalla all’avventura, tutti molto tranquilli. Le persone che mi hanno dato un passaggio sono state tutte molto gentili, disponibili, incuriosite dal vedermi viaggiare da solo e a volte così coinvolte da voler farmi compagnia, portarmi a cena fuori, invitarmi a casa a dormire; addirittura una ragazza cinese ad un certo punto ha voluto condividere con me 1 mese in autostop nel sud-ovest della Cina...

Non ho scelto di viaggiare in autostop per risparmiare o per scroccare passaggi, ci tengo a precisare che non è mai stato questo il mio scopo e penso che tutte le persone che mi hanno incontrato l’abbiano capito: ho trascorso davvero momenti piacevoli con questi miei compagni d’avventura, a volte addirittura anche giorni insieme, dove abbiamo cucinato, parlato e condiviso tanto.

È stato interessante scoprire che alcune delle persone che si erano fermate per darmi un passaggio non lo avevano mai fatto prima, con alcuni in davvero poco tempo si è creato un feeling e una sintonia inaspettata e non sono mancate frasi come: “Quando tornerai da queste parti, ricordati che questa è casa tua” o ancora “Menomale che mi sono fermato, da ora in poi mi fermerò più spesso e spero di ritrovare qualcuno come te per passare giornate come questa”.

 

La mia è stata la scelta di un viaggio low cost fatto con mezzi improvvisati per avere una prospettiva non turistica dei luoghi che ho visitato. Non mi mancavano di certo i soldi per il bus, ma che divertimento sarebbe stato viaggiare tra turisti? Avevo voglia di incontrare gente vera, locale. Volevo fare un viaggio culturale, tra le persone del posto, e l’autostop sotto questo punto di vista poteva aiutarmi tantissimo, se avessi preso l’autobus avrei incontrato più che altro turisti o pendolari: l’autostop diventava una sorpresa e ti cambiava la giornata, sia a me che a chi mi offriva un passaggio.

 

Riprendendo la tua domanda, sì una volta un ragazzo che mi diede un passaggio mi confessò con estrema franchezza e tranquillità che “il suo lavoro era stampare banconote false e vendere droga...mi ha anche portato a cena, spero solo che abbia pagato con soldi veri!”

Ecco, questo forse è l’unico episodio che più mi ha fatto (personalmente) preoccupare, per il resto davvero nulla.

 

 

P: Come hai finanziato questi due anni di viaggio?

 

A: Mi ero prefissato un budget giornaliero di 10 dollari, per questo logistica e alloggi sono stati necessariamente organizzati con autostop e Couchsurfing (per lo più). Sono stati in molti ad ospitarmi e a trattarmi come un membro di famiglia pur non conoscendomi (indimenticabili esperienze in Iran, Turkmenistan, Turchia ma alla fine un po’ ovunque devo dire. Avrei almeno un episodio straordinario da poter raccontare per ogni nazione, poi in qualcuna gli episodi potrebbero essere molteplici!).

 

Ovviamente dato che il mio scopo non era fare il turista, spendevo la maggior parte (se possibile) del tempo con chi mi ospitava: a parlare, andare in giro insieme, chiedevo sempre di non farmi da guida, di non portarmi soltanto in posti turistici, ma di considerarmi un amico locale, non avevo assolutamente bisogno di vedere il posto più famoso di quell’area, non era ciò che mi interessava.

 

Sono un IT Designer, mi sono occupato e mi occupo tutt’ora anche di grossi progetti riguardanti comunicazione\grafica\sviluppo per aziende. Durante il viaggio sono riuscito a finanziarmi portando avanti alcuni progetti grazie a qualche cliente costante che avevo dall’Italia (lavori piccoli più che altro, la maggior parte del tempo lo spendevo viaggiando) e ad oggi lavoro per un’azienda americana che mi ha assunto qui a Shenzhen, sono capo del reparto di design di interfacce per sviluppo branding\app\siti web e tutto quello che riguarda la comunicazione digitale moderna.

 

P: Un aneddoto in particolare che ti va di condividere con i nostri lettori?

 

A: Ero nel Sichuan nella zona di confine con il Tibet, un gentilissimo locale (tibetano) si fermò per darmi un passaggio e mi ritrovai ad oltrepassare la frontiera tibetana; visto che questo passaggio di frontiera non era proprio previsto (delle volte quando facevo autostop non avevo una vera e propria meta, spesso mi affidavo a decisioni spontanee riguardo i miei spostamenti che dipendevano soprattutto dal feeling che si creava con la persona che incontravo), non avevo fatto la registrazione necessaria che viene richiesta agli stranieri!  Ma ci sono stato per poco tempo ed ho mantenuto un profilo basso, in realtà nessuno ci aveva fermato alla frontiera e quindi ho passato “illegalmente” qualche giorno nella provincia tibetana…

 

 

P: Come sei arrivato a Shenzhen? Hai intenzione di restarci a lungo? 

 

A: La mia avventura in Cina è stata per lo più nelle zone dell’entroterra, seguendo la via della seta ero arrivato in Kyrgyzstan dove avrei voluto attraversare il Xingjiang per poi dirigermi verso la Mongolia, ma ormai l’inverno era alle porte e quindi ho preferito lasciar perdere e mi sono spostato verso il Sud Est Asiatico. Sono arrivato a Shenzhen un po’ per caso e un po’ per amore:  Shenzhen ha un ambiente lavorativo che si adatta molto al mio profilo ed inoltre ha una posizione strategica per viaggiare.

Non disdegno nemmeno il clima che c’è qui (a parte quei mesi di umido orrendo, ma almeno mi scanso il freddo eccessivo!), la città mi è sembrata giovane, dinamica e con uno stile di vita che tutto sommato mi piace, forse meno culturale rispetto a tante altre, ma dalle ottime prospettive ed un buon ambiente internazionale.

Qui a Shenzhen sono riuscito a trovare un lavoro nel mio settore di competenza in tempi molto brevi, quindi ho deciso di fermarmi, per quanto? Non lo so! Magari per sempre o anni, sicuramente per un bel po’ perché voglio imparare la lingua e vivere appieno la città; d’altronde i miei stop over  nelle varie città che ho visitato non sono mai stati brevi, mi definisco in ogni caso uno slow-traveller, non perché pigro eh, anzi, però non sono un’amante delle toccate e fuga, altrimenti sarebbe difficile avere una percezione genuina dei luogi visitati.

 

P: l tuoi spostamenti sono stati sempre via autostop?

 

A: Ho cercato di muovermi con questa modalità il più possibile, diciamo che al 90%, e ho usato l’aereo soltanto quando sono arrivato all’estremo opposto asiatico (Timor Leste) e dopo aver fatto circa 30.000km senza togliere i piedi da terra. Mi sono anche mosso tanto in bicicletta durante il mio soggiorno a Taiwan. Ti confesso non sono un fanatico dei viaggi in bicicletta, ma le circostanze che mi si sono presentate lì me lo hanno permesso, ho visitato per lo più la costa ovest e mi sono soffermato a lungo nella contea di Chiayi dove ho insegnato inglese come volontario in una scuola primaria, in un piccolissimo villaggio (Xikou) dove ho incontrato una fantastica famiglia che mi ha ospitato quasi per un mese; durante la mia permanenza li ho aiutati ad avviare spazio destinato all’uso di giochi da tavolo per bambini. Ogni volta che dovevo andar via mi convincevano a restare di più. Dovevo starci 4-5 giorni, alla fine ci sono stato un mese circa!

 

P: In ultimo Alessandro un messaggio per i lettori di Vivishenzhen 

 

A: Volere è potere, per davvero. Mi viene in mente quando qualcuno chiede “ma qual’è l’università più facile o difficile da fare?”. Nessuna! Se la vuoi fare perché ti piace sarà “facile”, qualcosa di facile per qualcuno è difficile per un altro e viceversa, nessuno è completo o perfetto.

Nessuno di noi sa quando finirà qualcosa, ma è certo che tutto inizia e tutto finisce.

Quindi pianificare si, ma fino ad un certo punto, tutto in eccesso fa male, o no?

 

Durante questo viaggio ho scoperto cose incredibili, persone, cibi, culture, io mi sento di dire che la vita deve essere fatta di scoperta, dobbiamo vedere cosa abbiamo intorno, dove viviamo, altrimenti perché viviamo?

Quello che ho vissuto in 2 anni mi ha dato tanto sotto tutti i punti di vista, mi sento una persona umana migliore e devo dire che anche professionalmente, oltre che mentalmente e nel capire come pormi, affrontare le difficoltà e a capire le persone.

 

 

Ringraziamo Alessandro per la disponibilità e per aver voluto condividere con gli amici di Vivi Shenzhen questa sua avventura, se avete voglia saperne di piu visitate la sua pagina http://crossingasia.net o seguitelo su Facebook https://www.facebook.com/crossingasiacontinent/

 

 

The adventurous life of Alessandro Cormio

 

Socrates famous dictum, “The unexamined life is not worth living,” is a call to arms for all adventurers, and it’s one that our modern-day explorer, Alessandro Cormio, certainly took to heart. 544 days, 211 beds, 13 buses, 19 trains, 521 cars, 29 trucks, 3 tractors, 30 bikes and tuk-tuks, 21 boats, 2 ambulances, 5 police cars, 14 bicycles, 22 nations, and a staggering 30.000km... These are only a few of the numbers that speak to his recent world travels.

 

 

Born in Naples, Cormio moved to Milan to study and find employment. He did and things progressed as they typically do, but something was missing. He craved adventure and set about planning a low budget trip, a ‘Real hitchhiking adventure,’ that would ultimately bring him from the shores of Napoli to the quiet edges of East Timor and ultimately to the bustling city of Shenzhen, China.  We caught up with our modern-day hero and asked him just how he found himself in the midst of a world-tour round Europe and Asia.

 

Reading his list of numbers something stood out, “two ambulances??” so I asked him to explain.

 

A: “Yes, I was on the side of the street, waving my thumb and they stopped to give me a lift. They have been very kind, as all the people I met during this adventure.

Before leaving Italy, many people tried to dissuade me (sic-from leaving), but I’m an optimist, I think that only 1% of people in the world are bad: I’ve been lucky to meet the other 99%!”

 

P: People usually see hitchhiking as an adventure, but also a dangerous game...have you had any bad experiences?

 

A: Yes, hitchhiking has this bad reputation, but to tell you the truth in these two years I’ve never had any bad experience and I’m sure that is not just a coincidence. I have also met other backpackers (even girls travelling alone), who were all very confident and relaxed. The people that gave me lifts were all very kind and curious to know more about my trip, so that sometimes they’d spend more time with me, invite me out for a meal or have me stay at their home. There was this one Chinese girl that was so fascinated by the hitchhiking idea that we spent an entire month travelling together throughout Southwest China.

 

I hadn’t chosen to travel like this because I wanted to save money or just because I like to take advantage of others; this was not my goal at all, and I think that all the people I met understood my point of view. I’ve had very nice moments with these people I now call my friends. Sometimes we’d spend the entire day together cooking, talking or sharing our life experiences with one another.

 

It has also been very interesting to apprehend that for many of the people that stopped for me, that was the first time they were taking in a hitchhiker. For some of them there was an immediately connection, going so far as to say, “If you come back here, please remember my home is your home,” or,” I’m so happy I’ve stopped for you, I’ll start stopping more to offer lifts and I hope to find other people like you to spend the day with.” 

 

I’ve chosen to travel on a low budget to have a non-touristic perspective of the places I’ve been.

I have the money to take the bus, but what is the fun of travelling among tourists? I wanted to meet real local people. I was aiming to have a cultural trip, among the locals, and for this purpose hitchhiking helped a lot. If I’d had taken a bus, I’d have met tourists and commuters, however hitchhiking often held many surprises in store for me which often changed my day as well as the day of those who picked me up along the way.

 

Going back to your question, yes once I got a ride from a guy, that told me in a very honest way, that his job was making fake money and selling drugs…he even invited me for dinner, I really hope he paid with honest money!!

Maybe, this was the only time I was really worried!

 

 P: How did you finance your trip?

 

A: I had a 10 Dollars daily budget, so I had to organize logistically. I found accommodation by hitchhiking and Couchsurfing, mostly. I was the guest of many families who treated me like a family member even though they didn’t know me. I had marvelous experiences in Iran, Turkmenistan, Turkey and in most of the places I’ve been. I think I have a special story for each of the places I’ve been, and, in most cases, probably more than one.

Of course, my goal was to not be a tourist, so I tried my best to spend as much time as possible with my hosts, talking, strolling around together, and asking them to show me their favorite places (sic-which allowed me to become) a friend, avoiding the tourist spots, because that was not my intent. 

 

I’m an IT Designer, I worked and I’m still working on big projects related to communication/graphics and the company’s development. During my trip, to help extend my budget I worked on some projects for clients I had back in Italy; mostly small jobs, because most of the time I was traveling. Today, I work for an American company here in Shenzhen, I manage the design department for branding/apps/websites and the development of digital communication.

 

 P: Is there a story in particular that you want to share with our readers?

 

A: I was in Sichuan, in an area close to the Tibetan border, a very nice local (Tibetan), offered me a ride and in a glimpse of eye we crossed the border; I hadn’t planned on that crossing at all. Much of my itinerary was spontaneous and dependent on the connection I’d formed with my companion at the time, so I hadn’t registered for the visa in order to cross the border like foreigners are asked to do. I didn’t stay very long, and I kept a low profile, but thankfully nobody checked us at customs.

 

 P: How did you get to Shenzhen? Are you planning to stay longer?

 

A: I traveled mostly in the interior parts of China, following the silk road I arrived in Kyrgyzstan. The original plan would have been to cross into Mongolia via Xingjian, but winter was approaching so I decided to reroute towards Southeast Asia. I arrived to Shenzhen a bit by chance, and a bit for love. Shenzhen has a working environment that well suits my personality, furthermore it is a very strategic location for travelling around Asia. I also kind of enjoy the hot weather. Well, I don’t really like the humidity, but at least I can avoid the freezing winters! Shenzhen looked to me as a young and vibrant city, I also liked the lifestyle, sure it has less cultural attractions than other cities, but I saw good potential and variegate international environment. 

 

Here in Shenzhen I’ve found a job in my field in a very short time, so I’ve decided to stay longer (than expected). For how long…I really don’t know. Perhaps a couple of years or even indefinitely. I’m am sure I want to stay long enough to learn Chinese and fully enjoy the city. Anyway, all my stop over’s in the cities I’ve visited has been much longer than anticipated. I define myself as a slow-traveller, not because I’m lazy, but because I really enjoy living in the places I visit and getting the real perspective of them.

 

P: Did you always travel by hitchhiking?

 

A: I’ve tried to mostly travel this way, let’s say 90% of the time. I only travelled by plane in order to get to East Timor, and even that was after traveling nearly 30,000Km on the road. I also traveled a lot by bike during my time in Taiwan. I’m not really much of a bike rider, but the circumstances there allowed me to ride a lot.

 

I visited the West coast of Taiwan and I stayed a long time in Chiayi County, where I was volunteering as an English teacher for a primary school, in a small village called Xikou where I met a great family who hosted me for about a month. During my stay, I helped them start up a space for table games for kids. Each time I was about to leave they asked me to stay longer, so what was supposed to be a 4-5-day layover over became a month-long adventure!

 

P: Do you have a message for Vivishenzhen readers

 

A: Where there is a will, there is a way! It’s true! Many times, I’ve been asked which kind of studies are the most difficult? None! I truly believe that nothing is impossible! If you really love what you are doing it will get easier, nothing is universally easy or difficult, and nobody is complete or perfect.

 

Enjoy your life and don’t live with any regrets. Don’t let regrets eat you up. Carpe diem! Don’t think too much about the future and most importantly try to build something for yourself. During this trip I met incredible people, discovered new food and different cultures. I want to tell you to live and enjoy what is around you. Don’t always try and avoid those things which can be dangerous. This is not the answer! Face your fears with the right awareness using your brain and your heart to guide you. This adventure over the past two years has made me grow up, helped me to better understand people, and allowed me to realize how to face difficulties to become a better me.

                                               

ViviShenzhe sincerely thanks Alessandro for his time and for sharing his story with us, for more info you can check his webpage at:

http://crossingasia.net or follow him on Facebook at: https://www.facebook.com/crossingasiacontinent/

 

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