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Italiani a Shenshen: Manfredi Valenti, ritratto di un architetto in cina/ Manfredi Valenti, portrait of an Italian architect in China

February 28, 2017

 

 

 Vorresti gentilmente introdurti ai lettori di Vivishenzhen? Chi sei? Da dove provieni? Qual'e' stato il tuo percorso professionale e accademico prima del trasferimento  in Cina?

Mi chiamo Manfredi Valenti e sono nato e cresciuto al sole della bella Sicilia, esattamente a Palermo. Mi sono formato presso l’Università’ di Architettura di Palermo e la RWTH università of Aachen in Germania. Ho maturato le mie prime esperienze lavorative in nord Europa, soprattutto in Olanda dove Mecanoo, uno degli studi più famosi nei Paesi Bassi, mi ha ispirato e trasmesso passione e curiosità per l’architettura, e da lì in poi e’ stato un girovagare. Prima la Gran Bretagna e poi il Medio Oriente. Circa sei anni fa poi mi sono state offerte diverse opportunità lavorative in Cina, tra Shenzhen e Shanghai. 

Come hai maturato la decisione di trasferirti in Asia? Cosa ti ha spinto a intraprendere questa avventura? 

Ho sempre voluto vivere di ispirazione e concretizzare questa ispirazione rendendola spazio e luce, e dove meglio della Cina, mi sono detto, avrei potuto realizzare tale capacità creativa? Così ho letteralmente preparato una valigia e sono partito alla volta di Shenzhen, che per me allora rappresentava una sfida ricca di incognite e quindi qualcosa da non farsi assolutamente sfuggire.

 

 

Considerando le tue esperienze in diversi paesi, qual'e' stato il tuo primo impatto con la realtà lavorativa di Shenzhen e della Cina in generale? Cosa ti ha colpito, in positivo e negativo naturalmente?

La realtà lavorativa di Shenzhen e della Cina, a differenza di quanto si possa pensare, è stata per me abbastanza sorprendente e positiva. La mia prima esperienza di lavoro in Cina è iniziata presso un’azienda medio grande, e nel giro di sei mesi ho visto alcuni miei progetti realizzati (cosa impensabile in Europa) raggiungendo una delle mete più ambite per noi architetti; e comunque mi sono ritrovato in un ambiente di lavoro che premiava molto la mia personalità e che sin da subito mi ha investito di grosse responsabilità! Certamente ho anche sperimentato gli aspetti negativi: da un management di alcuni progetti con un modus operandi poco produttivo, a un’organizzazione del lavoro un po’ stravagante, ma essendo a capo del team è sempre stato abbastanza facile riorganizzarsi e dare delle direttive logistiche che in media i miei collaboratori hanno sempre seguito con dedizione e massimo impegno.


 

Qual è stata la tua reazione iniziale di fronte a questo inedito carico di responsabilità?

All’inizio mi sono trovato un po’ disorientato perché non avevo nessun referente con un’esperienza manageriale di tipo europeo, per cui ogni qual volta proponevo e disponevo un nuovo metodo di lavoro, loro mi guardavano sbigottiti, sino a quando in fase di presentazione al cliente quest’ultimo accettava di buon grado le mie proposte a discapito delle loro!

 

 

Se dovessi tornare indietro dopo tutti questi anni in Cina, cosa pensi porteresti con te della tua esperienza all'estero? Credi che sarebbe facile reintegrarsi? 

Sicuramente porterei con me l’esperienza che ho maturato nei confronti della cultura asiatica e in particolare cinese, che ha caratteristiche uniche e peculiari se confrontate con la cultura occidentale in generale. In particolare il loro modo di relazionarsi quotidianamente con il prossimo (parola d’ordine: mai arrabbiarsi!) e la loro maestria nel gestire e concludere affari. Da un punto strettamente lavorativo, l’esperienza maturata nel campo della progettazione e l’immediata esecuzione dell’opera. Reintegrarsi credo dovrebbe essere facile perché ho trovato che il Sud della Cina è molto simile all’Italia meridionale. Gente aperta, sempre disponibile a parlare e abituata a vivere molto all’esterno, cioè vivere la strada, gli spazi pubblici e i mercati come anche noi siciliani amiamo fare!


Quali consideri i tuoi migliori successi professionali in Cina?

Da quando sono arrivato in Cina ho lavorato a numerosi progetti: Shopping Mall, Mixed-use, uffici, progetti di Interior, Urban e Landascape Design. Se c’e’ fra questi, uno che ricordo con un particolare interesse è quello di un Yacht club in Sichuan (2010), che è stato realizzato in un tempo brevissimo. Questo modus operandi comparato con i tempi di esecuzione italiani ed europei mi ha parecchio impressionato e ho anche capito che i 5000 metri quadrati dello Yacht club, che in Italia sono già considerati un progetto di medie e importanti dimensioni, qui in Cina è considerato un edificio piccolo e realizzabile nel giro di pochi mesi. Questo sicuramente rappresenta per me il primo passo nella mia carriera professionale da un punto di vista strettamente concettuale. Negli Anni si sono aggiunti tanti altri progetti ma sono sicuramente due dell'anno appena trascorso (La Zi Yuan Yuan Tower e gli uffici della Dogana) che troveranno la loro futura costruzione a Shenzhen, città che ormai considero un po’ come “casa”, che rappresentano per me un punto di orgoglio e un ottimo successo professionale!


 

Come vedi il tuo futuro professionale dopo tutti questi anni a Shenzhen? Cosa ti riservano i prossimi anni?

 Il mio futuro professionale lo vedo ancora lontano dall’Italia e, a dir il vero, anche lontano dal mondo dell’architettura. Nei prossimi anni mi piacerebbe vivere a ritmi più bassi il resto della vita, magari su un’isola thailandese, dopo aver passato tanto tempo in una megalopoli.

 

 

Italians in Shenzhen: Manfredi Valenti, portrait of an Italian architect in China

 

 

 

Would you like to introduce yourself to Vivishenzhen’s readers, please? Who are you and where do you come from? Can you tell us about your professional and academic path before moving to China?

My name is Manfredi Valenti and I was born in Sicily.  To be more precise in Palermo. I studied at Universita’ di Architettura of Palermo and RWTH University of Achen, Germany. My first steps in the job market were in Northern Europe. I did a lot of work in the Netherlands. Mecanoo, one of the Netherlands’ most famous studios, inspired and transmitted to me passion and curiosity for architecture. I have been roaming the world a lot since my experience working at Mecanoo. First I went to the UK then the Middle East. Eventually several opportunities arose in China in cities like Shenzhen and Shanghai, 6 years ago.

 

What made you take the decision to move to Asia? What triggered you in starting this new adventure?

I always wanted to live my life with inspiration, and turn this inspiration into space and light. I thought that there wasn’t any better place than China to achieve this creative dream of mine. I literally packed up and came to Shenzhen, which was just uncharted territory at the time: it was an opportunity I absolutely knew I couldn't miss.

 

 

Considering all your past experiences in different countries, how has your first impact with Shenzhen, and China in general, been? What were its pro’s and con’s according to you?

Surprisingly enough, my experience in Shenzhen has been positive. I began with a large and important firm and, within six months, some of my projects were actually getting made. This is something completely unthinkable in Italy and England. I found myself in a highly rewarding environment that cast huge responsibilities on me from the very beginning. There are some negative aspects of course: management is not always effective , HR can be peculiar to say the least. Still it's been great being my own team leader. I've found it easy to re-organize projects and give instructions my team who have always managed to follow my lead with great devotion and a sense of responsibility.

 

How have you reacted to this completely new responsibility?

I felt a little lost at the very beginning: there was no one with European experience and each time I attempted to push new ideas and such, people looked at me bewildered.  This used to happen until the very moment clients would go for my ideas rather than theirs!

 

If you had to go back after so many years in China, what would you bring back with you? Would it be easy to re-accustom yourself to Italy?

I would take with me all the experience I amassed in Asia and China, something completely different from my Western heritage: the way Chinese engage with other people (rule number one: don’t get mad) and their expertise in sealing a deal for example. From a strictly professional point of view, I would bring back my experience in going from design to immediate execution. South of China and South of Italy share many traits: open people who are used to life outdoors, down the streets or in the community spaces which is exactly like us Sicilians!

 

 

Which are your greatest professional achievements here in China?

I have been working on several projects since my arrival: Shopping Malls, Mixed-Use spaces, Offices, Interior, Urban and Landscape design projects. Among all of these, I still have fond memories of a Yacht Club in Sichuan we had to complete in a very short time (2010). I was totally astounded by this modus operandi, especially if compared to Italian and European scheduling: I realized that a 5000 square-meter Yacht Club is considered a small-scale project here, while in Italy it would a mid-size one. That was my first step here from a mere theoretical point of view. Many projects have followed in the next few years, but if I had to name only one or two, I would say the La Zi Yuan Tower and the Immigration offices. Both of these projects in Shenzhen, my second home, are something I am extremely proud of.

 

How do you see your future after so many years in Shenzhen? What will your future be like?

I still see my future away from Italy and, if I have to be honest, away from architecture as well. I’d like to slow down in the next years: I’d like to get away from it all at a resort on a Thai island after so much time in a megalopolis!

 

 

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